La Chiesa SS. Rosario

La Chiesa SS. Rosario

Chiesa del SS. Rosario

La chiesa in origine faceva parte del convento dei Padri Domenicani, fondato nel 1540 sotto la protezione di Livia Spinelli, moglie di Geronimo Carafa, danneggiato dal terremoto del 1783 e ricostruito nel 1788. In seguito sotto l’occupazione francese il convento fu soppresso e l’arciconfraternita, che in antico aveva la sua sede nel convento, ne ereditò la chiesa.
Essa ha un’unica navata ed è stata ampiamente rimaneggiata nel corso dei lavori di abbellimento terminati nel 1895. Questa data è leggibile sul pavimento sotto il portale d’ingresso.
A quell’epoca risalgono il soffitto cassettonato con rosoni dorati e gli stucchi dell’abside.

soffitto cassettonato

Interessante il pulpito in legno di noce eseguito da artigiani reggini tra la fine del sec. XIX e l’inizio del secolo XX. Inoltre, si segnalano due tele raffiguranti la “Annunciazione” e “il miracolo di San Domenico in Soriano”, dipinti dall’artista locale Vincenzo Raschellà nel 1898; paramenti del XIX sec.; un’ostensorio dell’argentiere napoletano G. Mercurio; alcuni pastori napoletani del ‘700 e ‘800 e una lapide in marmo bianco su cui vi è scolpita una figura femminile di giacente con abiti di foggia cinque-seicentesca. La pietra tombale, di bottega meridionale dei secoli XVI – XVII, per tradizione viene definita “la tomba della principessa”, ma non si è mai saputo con precisione di quale principessa.
Il Prota avanza l’ipotesi che possa trattarsi della lastra sepolcrale di Giulia Tagliavia d’Aragona, moglie di Fabrizio Carafa, morta il 25 novembre 1621, ma un monogramma posto sul retro della lapide fa pensare che fosse quella della tomba di Livia Spinelli, il cui nòme, come sopra si è detto, era molto legato al convento e alla chiesa dei domenicani. A tal proposito, si ricorda che detto luogo fu sempre caro ai membri della casa Carafa. Carlo Maria Carafa e Branciforte, Principe di Butera e della Roccella, nel suo testamento (parte del quale riportato da F. Racco nell’opera “Una codificazione feudale del seicento calabrese”) dispose che in caso di morte in terra di Calabria la sua salma fosse seppellita nella chiesa della SS.ma Annunciata dei P.P. Domenicani in Castelvetere, come allora veniva chiamata la chiesa del Rosario.
lI principe si spense il primo giugno 1695 in Sicilia nella città di Mazzarino e qui, sempre per sua volontà, fu tumulato nella chiesa di Santa Maria di Gesù.

Via Vincenzo Niutta

Usciti dalla chiesa, scendendo per l’omonima via, ci si immette in via Vincenzo Niutta.
Questa via, fatta costruire nella seconda metà del XIX sec. e lastricata nei primi anni del XX sec., è stata ricavata dall’abbattimento dei vicoli Santa Barbara, San Felice e Santa Maria. Un esempio provinciale, questo, di quella politica di sventramenti che hanno caratterizzato gli interventi urbanistici dell’Italia umbertina (Napoli, Roma, Firenze). La via divide la zona alta del paese in due parti e a mò di serpentina si snoda da via Roma al Baglio. Risalendo la via si raggiunge la piazza Mese; sul lato sinistro, prima di arrivare in piazza, si affaccia il palazzo Hyerace del XIX secolo.

http://www.caulonia2000.it/pagine/itinerar/itine12n.htm

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