Giovedì Santo

Al mattino le campane vengono ‘legate’ in segno di lutto.
L’annunzio delle cerimonie viene quindi dato da ragazzini che percorrono le strade dell’abitato agitando raganelle e tabelle: ” caracolo si chiama, sono delle attrezzature in legno che girano e fanno rumore […] si usano al posto delle campane praticamente. Si usano da giovedì sera in poi” (Luciano Roccisano).
Vengono utilizzate in particolare nel corso della giornata del Sabato, contestualmente alla processione del Caracolo.
Nel corso del Giovedì gli altari di tutte le chiese vengono riccamente addobbati dalle fedeli con vasi, ciotole e vari altri contenitori pieni di germogli di cereali e legumi, fatti crescere in luoghi oscuri per non inverdire, decorati con fiori freschi e di carta: i sepolcri.
Sono confezionati in fogge diverse secondo un simbolismo che rinvia alla passione del Cristo e alla sua morte: croce, cuore, corona funebre, bara.
I sepolcri sono oggetti di visita, a partire dalla tarda serata e fino a tarda notte, da parte dei fedeli riuniti in gruppetti familiari o di vicinato.
Sempre Giovedì in un altare laterale della Chiesa Madre vengono deposti i dolci (agnelli di pasta reale) che saranno distribuiti ai confrati dopo la messa dell’Ultima Cena e consumati nel corso del pranzo pasquale.
Un tempo facevano la loro comparsa i tradizionali cuzzupè (dolci di pasta dura che racchiudono un uovo sodo con il guscio) e fraguni (dolci di pasta tenera con ricotta)(Faeta 1978, p.22).
Fino a pochi anni fa la messa dell’Ultima Cena così come l’esposizione dei dolci venivano effettuate separatamente dalle due arciconfraternite nelle rispettive chiese.
In quella occasione si celebrava un rito di grande interesse che richiama il significato originario della Pasqua.
Si procedeva infatti all’uccisione simbolica di un grande agnello di pasta reale che veniva poi suddiviso tra i confrati e i fedeli presenti.
Al termine della cerimonia il Sacramento veniva recato processionalmente all’interno dei rispettivi templi.
Così ricorda Prota : ” una splendida agape, imbandita nella chiesa il giorno del Giovedì Santo. Sulla tavola coperta d lini di Fiandra è imbandito quanto di più ricercato si possa trovare in Caulonia per vasellami, porcellane, biancheria, argenteria, tutto disposto come se dovessero banchettare dodici principi. A ciascuna posata in argento sta bello e servito un discreto piatto di dolci; e dopo la rituale lavanda de’ piedi il celebrante benedice l’agnello (che per altro è di pane di Spagna) in un vassoio d’argento e circondato dalle bibliche lattughe. Fatta poi la distribuzione dei piatti col relativo tocco di agnello e un bicchiere di vino a ciascuno apostolo, nella chiesa stessa si servono i dolci alle gentildonne convenute, e si acquietano i pianti della genterella, porgendole qualche confetto” (Prota 2000 [1913] ).
[…] Oggi, assente la distribuzione della pasta reale, dopo la messa celebrata nella Chiesa Madre e la Lavanda dei piedi dei dodici apostoli (raffigurati da sei confrati per ciascuna arciconfraternita) il Sacramento viene recato processionalmente al di fuori del tempio, scortato dagli appartenenti alle confraternite e preceduto dal clero, prima presso la Chiesa del Rosario, dove il padre predicatore fa un breve sermone, e poi presso la Chiesa dell’Immacolata, dove la cerimonia si conclude con una nuova predica.
Il Sacramento viene dunque ricondotto in sordina, scortato da pochi confrati dell’Immacolata, presso la Chiesa Madre. […]
Fino al 1860 la Settimana Santa era caratterizzata anche da pratiche penitenziali. Erano queste eseguite dai Sangelormi e dai Battenti. (ndr : compagnie di flagellanti)  […]
 

Tratto dal libro “La memoria lunga: simboli e riti della religiosità tradizionale” di Ignazio Buttitta

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